Ab Urbe Condita

Il fascino di Roma tra Passato, Presente e Futuro

Storia in Pillole: dall’unione con i Sabini alla morte di Romolo

Romolo, dopo aver fondato la Città e organizzato il Ratto delle Sabine, si trovò ad affrontare la reazione dei Sabini che entrarono in Roma grazie all’aiuto di Tarpea.

Dopo tre anni di scontri e l’azione delle donne sabine che, con il loro gesto, convinsero le due parti a terminare i combattimenti, a Romolo fu tributata la vittoria e i cittadini organizzarono una festa in suo onore con balli canti e marce trionfali, le prime marce di trionfo dell’Urbe.

I due popoli passarono alla riconciliazione formando una sola nazione grazie al suggerimento di Romolo che decise di unirsi ai Sabini dopo aver considerato la loro abilità nella guerra.
La città mantenne il nome di Roma, ma i romani presero l’appellativo di Quiriti, dalla città di Cures.

Roma ebbe quindi due re, con gli stessi poteri. Il popolo fu suddiviso in tre tribù principali, in 30 curie, formate dai gruppi famigliari che abitavano nei dintorni e, con l’immissione dei Sabini crebbe da 100 a 200 il numero dei patres. Le assemblee in cui si riunivano erano chiamate Comitia Curiata.
Da questa suddivisione nacque il Senato.

L’esercito, invece, era costituito da 3000 fanti a piedi (Milites) riuniti nella prima Legione e 300 cavalieri (Celeres), organizzati secondo la disposizione della falange greca.

Roma cominciò quindi a non essere un semplice assembramento di capanne e tuguri, ma cominiciò ad avere sempre più le sembianze di una vera città.
I due re allargarono i confini di Roma dal Palatino fino a includere il colle che verrà chiamato in seguito Quirinale e il Celio, e prosciugarono la valle ai piedi del Campidoglio per iniziare a edificare il Foro.

Romolo e Tito Tazio assunsero sembianze divine e, incoronati da corone di alloro e avvolti in mantelli color porpora, si spostavano tra la folla su immense quadrighe, circondati e scortati ciascuno da dodici atleti dallo sguardo fiero e fisico statuario.

Tito Tazio, però, morì pochi anni dopo, forse assassinato dagli uomini di Lavinio, e a Romolo tornò il pieno potere su Roma anche se dovette affrontare una prova durissima: Roma incontrò diversi anni di disastri e pestilenze.
Romolo cercò di mantenere il controllo sulla situazione parlando continuamente al popolo in continue assemblee popolari e dividendo il territorio in parti uguali secondo un rigoroso concetto di uguaglianza, anche se divise, però, anche il popolo secondo le origini. Creò così due ordini diversi: i Patrizi (le famiglie appartenenti ai primi patres), a cui vennero affidate le cariche istituzionali, e i Plebei (il resto della popolazione) che gestivano tutte le altre attività

Attenzione, è un errore comune pensare ai Partizi e Plebei come ai Ricchi e ai Poveri. Ciò che contrastingueva ciascun ordine era la sua origine, non la ricchezza. Era molto comune, infatti, incontrare Plebei molto ricchi, anche perché erano coloro i quali facevano girare l’economia romana (artigiani, commercianti, agricoltori, ecc).

A trentasette anni dalla fondazione di Roma, a soli cinquantadue anni di età, durante un forte temporale nel bel mezzo di un’eclissi solare, Romolo scompare nel nulla dopo aver parlato ai suoi soldati schierati nella palude della Capra (Campo Marzio), impegnati nella guerra contro le città di Fidene e Veio.

Secondo l’amico Proculo Giulio (il più antico appartenente alla gens Giulia), che sostenne di aver incontrato lo spirito di Romolo nel Foro, il re era asceso al cielo sul carro di Marte, essendo suo figlio, per divenire il protettore dei Romani, un popolo destinato a esistere per sempre.

“Stamattina o Quiriti, verso l’alba, Romolo, padre di questa città, è improvvisamente sceso dal cielo e apparso davanti ai miei occhi. […] Va e annuncia ai Romani che il volere degli Déi è che la mia Roma diventi la capitale del mondo. Che essi diventino pratici nell’arte militare e tramandino ai loro figli che nessuna potenza sulla Terra può resistere alle armi romane.” (Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 16.)

In realtà, sembrerebbe che Romolo sia stato ucciso da alcuni cospiratori del Senato e che, contrari alla sua idea di monarchia assoluta, lo abbiano trucidato, smembrato, portato fuori dal senato in brandelli nascosti sotto le toghe e seppellito in diversi punti della Città.

L’esistenza di Romolo è stata sempre oggetto di discussione tra gli storici e messa in dubbio numerose volte, ma la vicenda è stata rivalutata in seguito alle scoperte dell’archeologo Andrea Carandini che hanno offerto una ricostruzione delle prime fasi della vita della città di Roma rivelatesi simili a quanto trasmesso dal racconto tradizionale sulla fondazione e le vicende dell’età monarchica.

(Nella foto: Romolo conquistatore di Acron, Jean-Auguste-Dominique Ingres)

29/09/2009 - Posted by | Romolo, Storia in pillole

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